La inutile e dannosa regola dei fuoriquota

Da quando seguo la serie D, le prime partite le ho viste quando ero un solo bambino, a partire dal 1969/70 in poi posso affermare, con prove alla mano, che dalla D i giovani schierati dalla nostra Angolana sono arrivati a calcare gli stadi professionistici in pochissimi e precisamente: Diodati (1949) che giocò con la nostra squadra nel 1970/71, Gravante (1953) e Di Mario (1952) nel 1971/72, Battilani (1951) e Spinozzi (1953) nel 1972/73, Tuccella (1953) e Pezzopane (1955) nel 1973/74, Marescalco (1954) nel 1975/76 e 1976/77. Questi giocatori non usufruivano della regola del fuoriquota da schierare obbligatoriamente e contendevano ogni partita il posto anche a giocatori più esperti. Quando hanno giocato tra i professionisti erano già abbastanza smaliziati e non hanno risentito del salto di categoria. A partire dal 1998/99 con l'obbligo di due fuoriquota obbligatori, sono approdati tra i professionisti: Grosso (1977), Bettini (1975), Del Core (1979), Cichella L. (1981), nel campionato successivo, 1999/2000: Prosperi (1979), Cichella E. (1979), Biancolino (1977), ed infine nel 2000/2001: Di Vito (1983). A partire dal 2005/2006 in cui siamo tornati in serie D con ben quattro fuoriquota obbligatori sono arrivati tra i professionisti: Creati (1988), nel campionato 2006/2007: Bifulco (1982), nel 2008/2009: Fanti (1989), Ciofani (1988), D'Ancona (1991), nel 2009/2010: Terrenzio (1989), e nel 2010/2011: Mariani (1992) e Bagaglini (1992). Da questi dati si deduce che la regola non favorisce i giovani ma per paradosso li danneggia. Prendendo in considerazione solo gli anni dal 2005/2006 in poi, si può tranquillamente notare che su sei campionati in cui sono stati come minimo schierati 48 fuoriquota, 24 in campo più altri 24 portati in panchina, solo sette fuoriquota sono arrivati tra i professionisti mentre gli altri 41 giochicchiano ancora nell'Eccellenza o Promozione, una volta superata l'età per rientrare tra i fuoriquota. Il caso che dovrebbe far riflettere è quello di Bifulco che è arrivato tra i professionisti abbastanza tardi quando aveva già venticinque anni. La sua fortuna è stata quella di arrivare nella nostra squadra quando aveva superato da poco l'età per rientrare tra i fuoriquota e dopo ben due campionati di serie D con un alto rendimento è stato ingaggiato da club professionistici. Tutti sanno che il portiere matura la necessaria esperienza intorno a 24-25 anni e mentre adesso vengono mandati allo sbaraglio i ragazzini del 1993-1994 che data la loro inesperienza ne combinano di cotte e di crude e dopo il periodo "fuoriquota" vengono rottamati regolarmente in Eccellenza o Promozione senza tanti complimenti. Tra i nostri cito Matricardi (1986), Del Gaudio (1989), Ghanfili (1990), Carosa (1990), che solo dopo pochissime partite sono stati tagliati senza appello. Negli altri ruoli la sorte dei "fuoriquota" è anche peggiore e solo Pirozzi e Bordoni hanno avuto la "fortuna" di restare nell'organico pur avendo sforato l'età il resto è stato cestinato in maggioranza in Promozione. Questa regola è quindi solo una "mattanza" da cui si salvano in pochi. Sorge spontanea una domanda: perchè non viene abolita o per lo meno modificata? Penso che sarebbe opportuno imporre alle società delle regole per quanto riguarda l'allestimento degli organici e istituire delle fasce di età da rispettare con limitazioni nell'ingaggio dei giocatori a secondo della loro fascia di età in cui rientrano. Fermo restando alla regola in cui giocano in questo campionato un 1991, due 1992, e un 1993,  se vengono imposte fasce di età ad esempio sono tesserabili solo 3 giocatori con  più 30 anni e in campo ne possono essere schierati solo 2, sono tesserabili solo 5 giocatori da 29 a 23 anni, impiegabili solo 4, e senza limiti da 22 anni in giù si ha come conseguenza l'aumento dei giocatori giovani da schierare ogni domenica e si riduce la forbice tecnica ed economica tra i club di vertice che dispongono di mezzi finanziari superiori a quelle delle società di media e bassa classifica con i loro budgets esigui. Ogni squadra potrebbe quindi contare tra i titolari solo su 2 giocatori da 30 anni in su e quattro da 29 fino a 23 e ben 5 da 22 anni in giù con ampia facoltà data alle società che non sono più costrette a mettere in campo obbligatoriamente atleti acerbi come ad esempio 93 e 94 ma  che possono tranquillamente schierare giocatori già con una certa affidabilità (anche cinque 1991), possibilmente cresciuti nel vivaio senza ricorrere ai prestiti da categorie superiori. Sono sicuro che il numero dei "fuoriquota" che vengono prelevati dai club professionistici dalla serie D aumenterà in quanto hanno la possibilità di disporre di giocatori pronti all'impiego in prima squadra o al massimo da inquadrare per un anno o due nella Primavera. Questo livellamento tra gli organici può rendere anche più avvicente il campionato e non ponendo limiti al tesseramento dei ragazzi fino a 22 va a ridurre anche l'odioso taglio dei non fuoriquota che hanno superato solo da un anno o due l'età prevista dall'attuale regolamento. Un giocatore che si infortuna gravemente a 20 anni in serie D con l'attuale regola in pratica finisce di giocare in quanto nel campionato successivo non è più fuoriquota mentre se si rende più elastica questa regola può avere ancora delle chances di fare carriera. Credo che i ragazzi con già sulle spalle 3 o 4 campionati in serie D da titolari come i nostri Forlano, Micaroni, Ferrante e Ortolano, tutti del 1991, possono tranquillamente rimanere nella nostra squadra anche nel prossimo campionato invece che essere regalati in Eccellenza o Promozione come abbiamo fatto finora e costituire un solido nucleo da cui ripartire anche nel prossimo campionato. A questo vantaggio  puramente tecnico se ne aggiunge un'altro di tipo economico in quanto i giocatori anziani da reperire si riducono di numero e si tagliano così drasticamente anche le folli cifre che chiedono di ingaggio.  Tentare con questa proposta credo che non nuocerà alle società in particolare alla nostra.

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