In serie D l'Angolana nella sua storia ha conseguito tre salvezze nel 1969-70, nel 2005-2006 e nel 2009-2010. Nel suo primo campionato in serie D nel lontano 1969-70, dopo un disastroso girone d'andata chiuso all'ultimo posto con soli 11 punti (14 con i tre punti a vittoria), il presidente Leonardo Petruzzi corse ai ripari ingaggiando l'esperto tecnico Luigi Soffrido con trascorsi in serie C e diversi giocatori e contemporaneamente tagliando gli atleti che avevano maggiormente deluso. In difesa arrivarono l'esperto stopper Pez e il giovane terzino sinistro Roberts, a centrocampo Dolcini in attacco Petroni. Fu acquistato anche Versolato, un difensore esperto con un passato nel Torino di Bearzot, Ferrini, Rosato e Lido Vieri, che però venne impiegato da Soffrido in attacco al posto del deludente Petroni che fu rispedito a casa dopo sole sei partite. Versolato fece la differenza e nel girone di ritorno la squadra sapientemente ridisegnata dal tecnico Soffrido macinò gioco e con questo arrivarono anche i risultati che valsero ben 21 punti che furono sufficienti per la salvezza matematica conquistata nella penultima giornata con la vittoria in casa sull'Andria per 2-1.
Se questa salvezza fu all'epoca apprezzata dai tifosi, non si può dire lo stesso delle salvezza conquistata nel 2005-2006. Ad inizio campionato i programmi della società erano ambiziosi e in parecchi sulla tribuna erano convinti di assistere ad un campionato di vertice. La squadra era stata sulla carta rinforzata con nomi prestigiosi quali Gelsi e Massimo De Amicis a centrocampo e Marco Cavicchia e Maurizio Tacchi in attacco. In porta c'era il confermato Bifulco che dava ampie garanzie, in difesa era stato confermato Fuschi a cui affiancarono inizialmente l'esperto Maurizio Ianni e Mucciante ex Pescara mentre nei ruoli di esterni difensivi fu acquistato a destra Paolo Di Martile dal Celano e a sinistra fu promosso in prima squadra Matteo Fasciani. A centrocampo giostravano da destra a sinistra il giovane Rincione, in mezzo capitan Rachini e Massimo De Amicis e a sinistra l'estroso Vespa. Di punta il potente Marco Cavicchia venne affiancato da Marzocchella tornato in nerazzurro da Alessandria. Sempre sulla carta era una squadra da prime posizioni almeno così veniva anche valutata dalla stampa locale. I risultati delle prime giornate alimentarono un certo ottimismo ma già a partire dalla seconda di campionato cominciarono i guai dovuti agli infortuni in sequenza di Ianni, Cavicchia, Rachini ed infine di Mucciante che privarono l'organico di pedine fondamentali. L'innesto di Gelsi a centrocampo non fece fare il salto di qualità ai nerazzurri che potevano contare solo sulla mobilità e sull'interdizione del giovanissimo Creati buttato nella mischia coraggiosamente da Piccioni. In attacco Tacchi e Marzocchella pur essendo leggerini segnarono in diverse partite e questo consentiva ai nerazzurri di attestarsi nonostante tutto in zona play-off. La svolta in negativo avvenne a Celano in l'Angolana rimediò la sconfitta per 2-1 con un arbitraggio del tutto sfavorevole e la dirigenza decise stolidamente di esonerare Piccioni. Di cosa era colpevole mister Piccioni non sono ancora riuscito a saperlo. Ogni domenica doveva far fronte agli infortuni e alle squalifiche e in più schierava gli 88 ogni domenica quando era obbligatorio solo un 87. Misteri della nostra società!!! Venne ingaggiato Ettore Donati che non apportò tuttavia sostanziali migliorie al gioco, bensì la squadra cadde in una spirale di risultati negativi che la fecero precipitare quasi in zona play-out. I tifosi contestarono duramente il tecnico toscano e la società lo esonerò dopo la sconfitta interna per 1-3 con la Sangiustese promuovendo in prima squadra l'allenatore delle giovanili Norscia. Nonostante l'ulteriore cambio della guida tecnica i risultati rimasero miseramente modesti e solo la vittoria soffertissima contro il Grottammare alla terzultima di campionato fece intravedere la salvezza che fu certa dopo il "morbido" pareggio in trasferta contro la Maceratese e la passerella finale contro la Pergolese nell'ultima di campionato. (Osio e Gelsi erano stati compagni di squadra nel Parma di Zeman nel 1988-89...). Dopo questa "salvezza" alcuni personaggi ebbero la faccia di bronzo da attribuirsene i meriti. I numeri nel calcio contano abbastanza e se vogliamo dare i giusti meriti la "salvezza" fu "conquistata" da Piccioni e dal d.s. Francesco Montani che ebbe il merito di pescare a gennaio Paolo Ferretti con cui si rinforzò la difesa a corto di centrali dopo il grave infortunio di Mucciante e i tagli inopportuni di Ianni e Paolo Chiavaroli. Entrambi "intelligentemente" furono mandati a casa. Piccioni vantava la migliore media punti 1.54 (17 punti in 11 partite), Donati media punti 1.23 (16 punti in 13 partite) e Norscia media punti 1.1 (11 punti in 10 partite).
La più recente salvezza è quella del 2009-2010 di cui gran parte del merito i tifosi l'attribuiscono al tecnico Amaolo. Già in precampionato i tifosi a dir poco infuriati, dopo la mancata promozione del 2007-2008 e il deludentissimo campionato successivo, vennero ulteriormente delusi dalla società per il drastico ridimensionamento dei programmi. Ad alimentare il crescente malumore era stato il mancato ripescaggio in seconda divisione e le pessime scelte operate in estate dalla società che riportò sulla panchina Norscia
il quale si era scontrato asprantemente con alcuni dei tifosi più accesi. Don Peppe aveva mandato a dirigere la sua ormai ex squadra il figlio Adolfo che aspirava anche a ricoprire il ruolo di calciatore oltre che ad essere in pratica il patron in seconda della società. Tutte queste strane situazioni furono una miscela esplosiva che determinò in breve tempo una profonda spaccatura tra tifoseria e società tanto da arrivare al minimo storico di solo 18 sostenitori presenti contro la Civitanovese in campo neutro a Teramo. I risultati delle prime sette giornate furono fatali a Norscia che venne esonerato per la seconda volta dai De Cecco e la squadra era nel frattempo precipitata negli ultimi posti in classifica con solo 4 miseri punti. Viene promosso in prima squadra il tecnico delle giovanili Marcangeli che inizialmente consegue qualche buon risultato che determina una modesta risalita in classifica. Sarà però solo un fuoco di paglia. Nel frattempo fa l'esordio in campionato anche Adolfo De Cecco che inizialmente viene anche bene accolto dalla tribuna. Tocca discretamente la palla ma è carente sia nel dinamismo che nei contrasti e questo è una pecca grave per un centrocampista centrale inoltre non possiede un gran tiro ne tantomeno è bravo di testa. I tifosi sugli spalti spesso fanno paragoni e qualcuno comincia a rimpiangere la regia di Baldi, la corsa e il contrasto di Costa e Puglia, i colpi di testa di Paolo Rachini e il tiro potente e preciso di Massimo De Amicis. In pratica Adolfo viene costantemente paragonato con i grandi giocatori di centrocampo acquistati dal padre. I tifosi purtroppo ragionano così. Dopo la striscia di risultati positivi la squadra torna a deludere fino alla fatale partita contro il Morro d'Oro,
diretta concorrente per la salvezza, persa malamente in casa per 2-3. A fine partita ad Adolfo De Cecco saltano i nervi e si scaglia contro i pochi che lo contestavano. La maggioranza dei tifosi era nel frattempo era tanto avvilita che non tentava minimamente di contestare. La frattura con i tifosi per la famiglia De Cecco era ormai insanabile. Nel calcio ci sono gli applausi che fanno sicuramente piacere, ma anche i fischi e le contestazioni e bisogna saggiamente e umilmente accettarli entrambi. Il giorno dopo su Rete 8 avviene l'annuncio da parte di Adolfo De Cecco della messa in vendita della nostra società sottileando che era priva di debiti. Mi aspettavo da Adolfo uno scatto da di orgoglio e che continuasse nella sua gestione fino a far cambiare opinione ai supporters nerazzurri. (Come viene ben descritto il ruolo del mediano da Ligabue nella sua canzone "Una vita da mediano", un giocatore di quel ruolo è uno che non molla mai (i nostri campioni del mondo Oriali e Gattuso ne sono un esempio e aggiungo anche Benetti e Furino). Adolfo invece molla tutto alla prima difficoltà e smette addirittura anche di giocare, tutto il contrario di quello che occorre per essere un buon mediano. Io so per esperienza che per giocare a pallone bisogna avere fame, molta fame, tantissima fame. Ciccio Marescalco racconta che quando venne a giocare a Città S.Angelo, alloggiava e dormiva in una stanza di un vicolo di Città S.Angelo che era popolata da parecchi topi di tutte le dimensioni. Ciccio giocava a calcio per avere una vita migliore, con un più che misero ingaggio, (non c'era all'epoca un Peppe De Cecco a capo della nostra società che ha elargito ingaggi da favola), per faticosamente affermarsi in quella che diverrà la sua professione e questi sacrifici lo tempreranno facendolo diventare uno dei bomber più prolifici di sempre a livello di serie C). Dopo l'inopportuno abbandono di Adolfo De Cecco, la squadra riparte ma i risultati sono sempre deludenti fino a che viene anche esonerato Marcangeli dopo la pesante sconfitta interna contro il Centobuchi per 1-2. Bankowski che è rimasto al timone della società decide insieme ai restanti soci di ingaggiare Amaolo. Questo nome evoca pessimi ricordi nella sfiduciata tifoseria angolana: per ben due volte Amaolo ci ha negato la serie C con le sue squadre. Nel 1999-2000 il Tolentino sconfisse alla terzultima di campionato l'Angolana in casa per 2-1 e nel 2007-2008 il pareggio 0-0 contro la Maceratese nell'ultima partita di campionato, mise come si dice in dialetto, "il cotto sopra al bollito" per le mancate promozioni date ormai per scontate. In entrambe le occasioni Amaolo sedeva sulla panchina avversaria e divenne così il nostro peggiore incubo. Amaolo si mette al lavoro motivando tutti i ragazzi della rosa a sua disposizione e rigenerandoli dal punto di vista fisico, tecnico e mentale. Nella prima partita a Casoli rimedia la sconfitta per 1-0 ma questa sarà l'unica della sua gestione. Segue la vittoria casalinga all'ultima azione di gioco contro il Canistro per 3-2
e con questo risultato i tifosi tornano timidamente a sperare. Il vero capolavoro lo compie con la vittoria contro la capolista L'Aquila in trasferta. L'Angolana vince meritatamente per 1-2 e questa vittoria riavvicina la tifoseria alla società e Amaolo diviene da incubo, quale era considerato fino a quel momento, il beniamino dei tifosi. Fino alla fine del campionato in sole 7 partite il tecnico marchigiano, supportato splendidamente dai suoi ragazzi, conquista ben 16 punti in 7 partite con l'eccezionale media punti di 2,28. I punti conquistati non sono tuttavia sufficienti per la salvezza diretta ma consentono ai nerazzurri di spareggiare contro il Bojano per evitare i play-out. La partita contro i molisani viene decisa solo ai rigori che ci vedono soccombere per 5-4 (1-1 dopo i tempi supplementari). I play-out contro il Centobuchi ci vedono vincenti sia all'andata 1-2 che nel ritorno 2-0 e così il pubblico porta in trionfo sia Amaolo che i ragazzi che hanno compiuto un impresa al limite dell'impossibile.
Se questa salvezza fu all'epoca apprezzata dai tifosi, non si può dire lo stesso delle salvezza conquistata nel 2005-2006. Ad inizio campionato i programmi della società erano ambiziosi e in parecchi sulla tribuna erano convinti di assistere ad un campionato di vertice. La squadra era stata sulla carta rinforzata con nomi prestigiosi quali Gelsi e Massimo De Amicis a centrocampo e Marco Cavicchia e Maurizio Tacchi in attacco. In porta c'era il confermato Bifulco che dava ampie garanzie, in difesa era stato confermato Fuschi a cui affiancarono inizialmente l'esperto Maurizio Ianni e Mucciante ex Pescara mentre nei ruoli di esterni difensivi fu acquistato a destra Paolo Di Martile dal Celano e a sinistra fu promosso in prima squadra Matteo Fasciani. A centrocampo giostravano da destra a sinistra il giovane Rincione, in mezzo capitan Rachini e Massimo De Amicis e a sinistra l'estroso Vespa. Di punta il potente Marco Cavicchia venne affiancato da Marzocchella tornato in nerazzurro da Alessandria. Sempre sulla carta era una squadra da prime posizioni almeno così veniva anche valutata dalla stampa locale. I risultati delle prime giornate alimentarono un certo ottimismo ma già a partire dalla seconda di campionato cominciarono i guai dovuti agli infortuni in sequenza di Ianni, Cavicchia, Rachini ed infine di Mucciante che privarono l'organico di pedine fondamentali. L'innesto di Gelsi a centrocampo non fece fare il salto di qualità ai nerazzurri che potevano contare solo sulla mobilità e sull'interdizione del giovanissimo Creati buttato nella mischia coraggiosamente da Piccioni. In attacco Tacchi e Marzocchella pur essendo leggerini segnarono in diverse partite e questo consentiva ai nerazzurri di attestarsi nonostante tutto in zona play-off. La svolta in negativo avvenne a Celano in l'Angolana rimediò la sconfitta per 2-1 con un arbitraggio del tutto sfavorevole e la dirigenza decise stolidamente di esonerare Piccioni. Di cosa era colpevole mister Piccioni non sono ancora riuscito a saperlo. Ogni domenica doveva far fronte agli infortuni e alle squalifiche e in più schierava gli 88 ogni domenica quando era obbligatorio solo un 87. Misteri della nostra società!!! Venne ingaggiato Ettore Donati che non apportò tuttavia sostanziali migliorie al gioco, bensì la squadra cadde in una spirale di risultati negativi che la fecero precipitare quasi in zona play-out. I tifosi contestarono duramente il tecnico toscano e la società lo esonerò dopo la sconfitta interna per 1-3 con la Sangiustese promuovendo in prima squadra l'allenatore delle giovanili Norscia. Nonostante l'ulteriore cambio della guida tecnica i risultati rimasero miseramente modesti e solo la vittoria soffertissima contro il Grottammare alla terzultima di campionato fece intravedere la salvezza che fu certa dopo il "morbido" pareggio in trasferta contro la Maceratese e la passerella finale contro la Pergolese nell'ultima di campionato. (Osio e Gelsi erano stati compagni di squadra nel Parma di Zeman nel 1988-89...). Dopo questa "salvezza" alcuni personaggi ebbero la faccia di bronzo da attribuirsene i meriti. I numeri nel calcio contano abbastanza e se vogliamo dare i giusti meriti la "salvezza" fu "conquistata" da Piccioni e dal d.s. Francesco Montani che ebbe il merito di pescare a gennaio Paolo Ferretti con cui si rinforzò la difesa a corto di centrali dopo il grave infortunio di Mucciante e i tagli inopportuni di Ianni e Paolo Chiavaroli. Entrambi "intelligentemente" furono mandati a casa. Piccioni vantava la migliore media punti 1.54 (17 punti in 11 partite), Donati media punti 1.23 (16 punti in 13 partite) e Norscia media punti 1.1 (11 punti in 10 partite).
La più recente salvezza è quella del 2009-2010 di cui gran parte del merito i tifosi l'attribuiscono al tecnico Amaolo. Già in precampionato i tifosi a dir poco infuriati, dopo la mancata promozione del 2007-2008 e il deludentissimo campionato successivo, vennero ulteriormente delusi dalla società per il drastico ridimensionamento dei programmi. Ad alimentare il crescente malumore era stato il mancato ripescaggio in seconda divisione e le pessime scelte operate in estate dalla società che riportò sulla panchina Norscia
il quale si era scontrato asprantemente con alcuni dei tifosi più accesi. Don Peppe aveva mandato a dirigere la sua ormai ex squadra il figlio Adolfo che aspirava anche a ricoprire il ruolo di calciatore oltre che ad essere in pratica il patron in seconda della società. Tutte queste strane situazioni furono una miscela esplosiva che determinò in breve tempo una profonda spaccatura tra tifoseria e società tanto da arrivare al minimo storico di solo 18 sostenitori presenti contro la Civitanovese in campo neutro a Teramo. I risultati delle prime sette giornate furono fatali a Norscia che venne esonerato per la seconda volta dai De Cecco e la squadra era nel frattempo precipitata negli ultimi posti in classifica con solo 4 miseri punti. Viene promosso in prima squadra il tecnico delle giovanili Marcangeli che inizialmente consegue qualche buon risultato che determina una modesta risalita in classifica. Sarà però solo un fuoco di paglia. Nel frattempo fa l'esordio in campionato anche Adolfo De Cecco che inizialmente viene anche bene accolto dalla tribuna. Tocca discretamente la palla ma è carente sia nel dinamismo che nei contrasti e questo è una pecca grave per un centrocampista centrale inoltre non possiede un gran tiro ne tantomeno è bravo di testa. I tifosi sugli spalti spesso fanno paragoni e qualcuno comincia a rimpiangere la regia di Baldi, la corsa e il contrasto di Costa e Puglia, i colpi di testa di Paolo Rachini e il tiro potente e preciso di Massimo De Amicis. In pratica Adolfo viene costantemente paragonato con i grandi giocatori di centrocampo acquistati dal padre. I tifosi purtroppo ragionano così. Dopo la striscia di risultati positivi la squadra torna a deludere fino alla fatale partita contro il Morro d'Oro,
diretta concorrente per la salvezza, persa malamente in casa per 2-3. A fine partita ad Adolfo De Cecco saltano i nervi e si scaglia contro i pochi che lo contestavano. La maggioranza dei tifosi era nel frattempo era tanto avvilita che non tentava minimamente di contestare. La frattura con i tifosi per la famiglia De Cecco era ormai insanabile. Nel calcio ci sono gli applausi che fanno sicuramente piacere, ma anche i fischi e le contestazioni e bisogna saggiamente e umilmente accettarli entrambi. Il giorno dopo su Rete 8 avviene l'annuncio da parte di Adolfo De Cecco della messa in vendita della nostra società sottileando che era priva di debiti. Mi aspettavo da Adolfo uno scatto da di orgoglio e che continuasse nella sua gestione fino a far cambiare opinione ai supporters nerazzurri. (Come viene ben descritto il ruolo del mediano da Ligabue nella sua canzone "Una vita da mediano", un giocatore di quel ruolo è uno che non molla mai (i nostri campioni del mondo Oriali e Gattuso ne sono un esempio e aggiungo anche Benetti e Furino). Adolfo invece molla tutto alla prima difficoltà e smette addirittura anche di giocare, tutto il contrario di quello che occorre per essere un buon mediano. Io so per esperienza che per giocare a pallone bisogna avere fame, molta fame, tantissima fame. Ciccio Marescalco racconta che quando venne a giocare a Città S.Angelo, alloggiava e dormiva in una stanza di un vicolo di Città S.Angelo che era popolata da parecchi topi di tutte le dimensioni. Ciccio giocava a calcio per avere una vita migliore, con un più che misero ingaggio, (non c'era all'epoca un Peppe De Cecco a capo della nostra società che ha elargito ingaggi da favola), per faticosamente affermarsi in quella che diverrà la sua professione e questi sacrifici lo tempreranno facendolo diventare uno dei bomber più prolifici di sempre a livello di serie C). Dopo l'inopportuno abbandono di Adolfo De Cecco, la squadra riparte ma i risultati sono sempre deludenti fino a che viene anche esonerato Marcangeli dopo la pesante sconfitta interna contro il Centobuchi per 1-2. Bankowski che è rimasto al timone della società decide insieme ai restanti soci di ingaggiare Amaolo. Questo nome evoca pessimi ricordi nella sfiduciata tifoseria angolana: per ben due volte Amaolo ci ha negato la serie C con le sue squadre. Nel 1999-2000 il Tolentino sconfisse alla terzultima di campionato l'Angolana in casa per 2-1 e nel 2007-2008 il pareggio 0-0 contro la Maceratese nell'ultima partita di campionato, mise come si dice in dialetto, "il cotto sopra al bollito" per le mancate promozioni date ormai per scontate. In entrambe le occasioni Amaolo sedeva sulla panchina avversaria e divenne così il nostro peggiore incubo. Amaolo si mette al lavoro motivando tutti i ragazzi della rosa a sua disposizione e rigenerandoli dal punto di vista fisico, tecnico e mentale. Nella prima partita a Casoli rimedia la sconfitta per 1-0 ma questa sarà l'unica della sua gestione. Segue la vittoria casalinga all'ultima azione di gioco contro il Canistro per 3-2
e con questo risultato i tifosi tornano timidamente a sperare. Il vero capolavoro lo compie con la vittoria contro la capolista L'Aquila in trasferta. L'Angolana vince meritatamente per 1-2 e questa vittoria riavvicina la tifoseria alla società e Amaolo diviene da incubo, quale era considerato fino a quel momento, il beniamino dei tifosi. Fino alla fine del campionato in sole 7 partite il tecnico marchigiano, supportato splendidamente dai suoi ragazzi, conquista ben 16 punti in 7 partite con l'eccezionale media punti di 2,28. I punti conquistati non sono tuttavia sufficienti per la salvezza diretta ma consentono ai nerazzurri di spareggiare contro il Bojano per evitare i play-out. La partita contro i molisani viene decisa solo ai rigori che ci vedono soccombere per 5-4 (1-1 dopo i tempi supplementari). I play-out contro il Centobuchi ci vedono vincenti sia all'andata 1-2 che nel ritorno 2-0 e così il pubblico porta in trionfo sia Amaolo che i ragazzi che hanno compiuto un impresa al limite dell'impossibile.
P.S. Ancora oggi sono incazzato nero per quello che successe nel campionato 2009-2010. Bastava dire alla riunione, tenutasi in precampionato tra società e tifoseria, che non andava bene ne la scelta di Norscia e ne che il presidente di fatto Adolfo De Cecco fosse anche schierabile come calciatore. La maggioranza dei presenti cretinamente e vigliaccamente tacque e la società interpretò il silenzio come assenso. Non c'è cosa peggiore nel calcio quando un dirigente e peggio se è il socio di maggioranza aspira anche a giocare. Molti di questi problemi non sarebbero esistiti e forse oggi non rischiavamo di trovarci nuovamente nella stessa situazione a languire ancora mestamente in fondo alla classifica e dover ulteriormente ricorrere a miracoli per salvarci. Questa salvezza sarà molto più difficile da conquistare: la squadra è molto più debole di quella del 2009-2010 e non c'è più il maestro Amaolo a dirigere la banda. Senza un valido maestro la musica della banda è sempre molto stonata e così anche nel calcio: no ALLENATORE, no gioco, no risultati, no serie D. Meditate gente, meditate diceva opportunamente anni fa Arbore in una nota pubblicità televisiva.


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